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Il sovrapprezzo senza glutine: come sovraindignarsi

  • Il celiaco indignato
  • 22 nov 2021
  • Tempo di lettura: 3 min

Aggiornamento: 1 ago 2022

Mentre si gode la propria vita sociale, il celiaco celiacum (il termine non esiste, ma era simpatica l'ambientazione alla Piero Angela) deve, oltre a stare attento alle contaminazioni da glutine o capire se un ristorante possa fargli mangiare qualcosa o meno, fare attenzione che il suo portafogli sia abbastanza fornito.


Uno dei nemici principali del celiaco, infatti, è il sovrapprezzo posto sui prodotti senza glutine.

Ora, non voglio fare l'ignorante della situazione. È ovvio che questo accade a causa dell'andamento del mercato: è pura logica.


In Italia siamo circa 60 milioni di abitanti, e di questi l'1% è stimato rientri nella categoria. È una stima in quanto circa 600.000 abitanti risultano potenzialmente celiaci, 225.000 invece sono quelli diagnosticati (Fonte:www.epicentro.iss.it/celiachia/epidemiologia-italia, dati 2019).

Volendo contare poi coloro che scelgono di fare una dieta senza glutine senza nessun tipo di intolleranza se ne aggiungerà qualche altro migliaio, immagino.

Quindi, per quanto il numero dei celiaci diagnosticati cresce sempre di più, l'effettiva domanda di prodotti senza glutine non è ancora al livello di qualsiasi prodotto normale.


A questo punto è bene fare un focus sui prodotti "da casa".

Se qualsiasi persona volesse acquistare un prodotto senza glutine in un supermercato o in farmacia, si renderebbe conto che sono prodotti che costano un bel po'. Facendo una semplice ricerca anche su Amazon o internet, cercando ad esempio "Fusilli Barilla" noterete che quelli di grano duro costano sui 0.90/1€, mentre quelli senza glutine sui 3€.

È evidente quindi la maggiorazione.

Fortunatamente, le regioni, per venire incontro alle esigenze dei cittadini celiaci, hanno messo a disposizione dei buoni spesa.

Il valore di questo buono varia in base all'età, al sesso e alla regione, ma si aggira intorno ai 110€ per gli uomini e 90€ per le donne (la differenza di valore tra uomo e donna sta nell'apporto calorico maggiore di cui gli uomini hanno bisogno rispetto alle donne, e in quanto c'è numero maggiore di donne celiache rispetto agli uomini) e può essere sfruttato per acquistare, nelle farmacie o nei negozi convenzionati, prodotti specificamente formulati per i soggetti celiaci erogabili che le diverse aziende producono (dalla pasta ai prodotti da forno e colazione, ecc.).

E devo essere onesto, nella mia famiglia sono l'unico celiaco, e il buono mi basta e avanza. Anzi, spesso sono costretto a prendere roba pur di non perdere i soldi che ho a disposizione.

Qualche volta quindi alcuni prodotti in eccesso preferisco darli in beneficenza.


Fatte tutte queste precisazioni, mi sembra ovvio che il problema a questo punto, come al solito, è quando il celiaco celiacum va a mangiare fuori porta.

Ora, continuando a non voler essere ignoranti, e riprendendo il discorso fatto inizialmente, i ristoranti fondamentalmente sono delle aziende, che hanno dei costi e dei ricavi. Quindi, se una materia prima (che in questo caso può essere della farina o della pasta senza glutine) costa di più, ovviamente anche il prodotto finale avrà un prezzo maggiore. E quindi di norma una pizza o un panino senza glutine si beccherà un sovrapprezzo di circa 2€ rispetto a quelli "normali".

E finché restiamo nei 2€ stiamo sereni, lo accettiamo. Rientra tutto nel ragionamento logico.

Ma il celiaco celiacum inizia ad indignarsi per due motivi:

1) Quando il sovrapprezzo raggiunge i 4/5€;

2) Quando il prodotto che viene offerto non è all'altezza nemmeno di 1€ di sovrapprezzo, e ci si sente presi profondamente in giro.


Ho una pizzeria dietro da me. Ha aperto da poco, è una nuova gestione. Una pizzeria normalissima, una delle tante che si possono trovare in Campania, niente di gourmet o 5 stelle Michelin.

Una volta mi sono permesso di prendermi una semplice würstel e patatine. Una pizza del genere di solito costa sui 5€ "normale", 7 con sovrapprezzo senza glutine. Qui ho pagato la bellezza di 10€.

Ebbene sì, un sovrapprezzo di 5€.

5€, da una piccola/media pizzeria, cotta nello stesso forno delle glutinose, nella vaschetta di alluminio. Un frisbee da lanciare. E ti permetti di chiedere 5€ di sovrapprezzo? Ecco, sono esempi come questo che mi fanno indignare.

Ci fu un'altra pizzeria che si vantava di fare una pizza senza glutine top, con un sovrapprezzo di 3.50€. Mi arrivò cruda, me la feci rifare, tornò nuovamente cruda.

Ci fu poi un confronto pacifico e ragionevole con il titolare, con un invito a tornare. Ma il torto rimane.


C'è da dire però, che ci sono molti ristoranti, sopratutto quelli che rientrano nel circuito AIC, che non applicano nessun sovrapprezzo. Chapeau a loro che ci aiutano a restare nella normalità.


Perché offrire un prodotto con il giusto prezzo basato sui costi/ricavi ci sta, ma approfittarsi delle tasche della persona e prenderla anche in giro questo no.


Il celiaco indignato.



 
 
 

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